La Seconda Linea in Valtellina

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (Italia: 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918), in Valtellina venne organizzata una Prima Linea di Difesa lungo la linea Stelvio-Tonale che seguiva il confine con l’impero Austro-Ungarico.

Essa si sviluppava dal Passo dello Stelvio, passando per le vette dell’Ortles, del Gran Zebrù, del Cevedale, dei Forni e arrivava fino al Passo Tonale e Adamello.

In caso di sfondamento, al “Ponte del Diavolo”, una sorta di gola di rocce e ripidi boschi stretta tra le Cime di Redasco e il massiccio Corno di Boero, era previsto uno sbarramento che però era facilmente aggirabile sia dalla Valfurva, attraverso la Valle di Rezzalo, che dalla Val di Dentro, risalendo il passo di Verva e attraversando la Val Grosina.

Nel 1916 nacque così l’idea di una Seconda Linea di Difesa della Valtellina, arretrata e robusta, per impedire un’eventuale avanzata delle truppe nemiche verso Milano. Le funzioni affidate alla Linea sono quelle “di una resistenza ad oltranza contro qualsiasi azione di sfondo che provenisse dalle Valli Tellina e Grosina”, così come si apprende dalla Monografia della seconda linea di difesa della Valle Tellina.

Entro l’estate del 1917 venne realizzato un complesso sistema difensivo che dal Dosso Cornin scendeva a San Giacomo, risaliva allo Storile, tagliava il corso dell’Adda nella piana di Vernuga e risaliva al Monte Varadega.  Si tratta di un doppio sbarramento: “quello della Valle Tellina che si appoggia alle pendici del Varadega e quello della Valle Grosina meridionale che si appoggia a quelle orientale di Dosso Cornino. Le due linee si congiungono a M.Storile che sorge alla confluenza delle due valli.”

La Monografia della seconda linea della Valle Tellina

​Il documento che segue rappresenta la trascrizione integrale della monografia originale relativa alla “Seconda Linea di Difesa della Valtellina”, un reperto documentale di inestimabile valore storico e tecnico oggi conservato presso l’archivio del Genio Militare di Roma.
​Redatta con la precisione chirurgica tipica della documentazione militare dell’epoca, questa monografia non è solo un elenco di fortificazioni, ma una vera e propria “radiografia” del territorio durante la Prima Guerra Mondiale. Il testo costituisce la spina dorsale scientifica su cui si sono articolate le ricerche del Progetto “Cornin 15-18”, permettendo di riscoprire e mappare con esattezza un sistema difensivo che per decenni è rimasto silenzioso tra le vette.
​All’interno di queste pagine, il lettore troverà:
​- Descrizioni minuziose del paesaggio alpino: un’analisi tattica che trasforma creste e valli in punti strategici vitali.
​- Dettagli sulle opere ingegneristiche: il censimento di trinceramenti, camminamenti, postazioni d’artiglieria e sbarramenti (come quelli di Dosso Cornin e Monte Varadega) progettati per sventare un’eventuale avanzata nemica verso il cuore della Lombardia.
​- Elementi logistici: l’organizzazione di un complesso sistema che doveva garantire la resistenza a oltranza in condizioni ambientali estreme.
​Leggere questo testo oggi significa immergersi nello sguardo degli ingegneri militari del 1916-1917, comprendendo non solo la strategia difensiva dell’epoca, ma anche il profondo impatto che la Grande Guerra ha avuto sulla fisionomia delle nostre montagne. È una guida essenziale per chiunque voglia comprendere come la “Seconda Linea” sia passata dall’essere una necessità bellica a un prezioso patrimonio di archeologia militare da preservare.


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