Il mulo e l’alpino hanno stretto un legame indissolubile sin dalla fondazione del Corpo, avvenuta nel 1872. Durante la Grande Guerra, il mulo rappresentò l’unico mezzo di trasporto in grado di sfidare l’impervietà di quelle montagne che fecero da teatro al conflitto; non è un caso, infatti, che tali sentieri siano definiti ancora oggi “mulattiere”. Questo animale si rivelò una risorsa fondamentale, se non indispensabile, per il trasporto delle armi e il rifornimento dei reparti arroccati in alta quota.
L’entità di questo sodalizio è testimoniata dai numeri: durante la Seconda Guerra Mondiale si calcola fossero presenti, al fianco delle Penne Nere, circa 520.000 unità. Ancora nei primi anni ’90, le cinque Brigate Alpine (Julia, Taurinense, Cadore, Orobica e Tridentina) ne avevano al loro servizio 700 esemplari, che tuttavia si avviavano ormai verso il congedo. Nel 1991, infatti, a causa degli onerosi costi di mantenimento, fu stabilito che se ne potesse fare a meno: una decisione che diede simbolicamente inizio ai tagli sulle Truppe Alpine partendo proprio dai loro storici e instancabili compagni a quattro zampe.
